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Sudo, vango, non mi arrendo ma a scuola sono andato e ieri non sono nato.
Non mi inganni se ti fai amico, non temo lo sguardo torvo o il silenzio, e se astutamente parli so scorgere la volpe dietro la siepe ben curata.
La mia vanga mille volte si è stortata, non che questa terra sia delle migliori, e si tira fuori ciò che essa ti concede, pregando e imprecando, in questo smisurato latifondo di un padrone ipocrita.
Ogni colpo di zappa mi rende una misura sincera, il terreno non promette, ti sfida ma non ti imbroglia, si va avanti con gli errori che affinano il metodo, se riconoscendo il campo palmo per palmo.
Così, evitando di inciampare, dissetandosi al fiume senza cascarci dentro, impari anche a scherzare con i corvi e capire le nuvole.
E dirò alla fine che, il mio campo ho coltivato, la vita ho vissuto.